Dal look retrò di Achille Lauro e Damiano alla vittoria di Olly con “Balorda nostalgia”, molti artisti hanno evocato un passato rassicurante. La musica diventa specchio di una società che cerca stabilità nei ricordi.
Nostalgia, ieri canaglia oggi balorda. Ci pensavo guardando la finale di Sanremo e soffermandomi sui testi di alcune canzoni. Ma avevo cominciato a ragionarci su sin dalla prima serata, stimolata dal look da crooner hollywoodiano di Achille Lauro, non dissimile da quello retrò di Damiano dei Maneskin il giorno dopo, accentuato dal filtro bianco e nero scelto dalla regia per aprire la seconda serata del Festival. Idem per Lucio Corsi e i Duran Duran. Quando poi ieri è apparso Venditti e l’ho sentito cantare non ho avuto più alcun dubbio. Ci stavamo sguazzando dentro. La nostalgia è lo spirito del nostro tempo (Zeitgeist, dal tedesco Zeit = “tempo” e Geist = “spirito”).
C’era un tempo in cui la nostalgia era considerata un sentimento reazionario, quasi un rifugio sterile nel passato. Oggi, invece, sembra essere diventata il sentimento dominante. A vincere il festival 2025 è stato il brano di Olly, che ce l’ha dichiaratamente nel titolo: “Balorda nostalgia”. Ma anche “Incoscienti Giovani” di Achille Lauro è impregnato del desiderio struggente di un passato che non può più tornare.
Achille Lauro, con il suo stile unico e trasversale, è un interprete perfetto di questo sentiment diffuso. Il suo pubblico è ampio e variegato: dai giovani, che vedono in lui un’icona di ribellione e libertà, fino a un pubblico più adulto, che ha ritrovato nel testo di “Incoscienti Giovani” un’eco dei propri sentimenti nostalgici. La nostalgia in questa canzone è palpabile: il ricordo di notti passate a dormire in una Peugeot, le promesse fatte per sfuggire al destino dei genitori, la dolcezza e il tormento di un amore giovanile mai davvero dimenticato.
Anche Olly, nel suo brano vincitore, canta la nostalgia ma con toni più intimi e domestici. I gesti quotidiani – apparecchiare la tavola, guardare la TV solo per farsi compagnia, cercare ancora nell’aria la presenza dell’altro – diventano simboli di una perdita incolmabile. Qui la nostalgia non è solo malinconia, ma una necessità di riappropriarsi di un passato che si vorrebbe rendere di nuovo presente.
Non è un caso che la nostalgia sia oggi così centrale nella cultura popolare. Adorno la descriveva come un rifugio che impedisce un’analisi consapevole del presente, un elemento che può paralizzare la spinta al cambiamento. Ma dopo di lui c’è stato anche chi, sfuggendo le derive reazionarie della nostalgia, ne ha fatto uno strumento di consapevolezza critica e quindi di comprensione del presente.
Ma perché questa fuga nel passato? Io credo che la risposta stia nel modo in cui il presente è percepito: la precarietà economica, l’instabilità politica, il sovraccarico informativo e la velocità con cui il mondo cambia lasciano le persone disorientate. E quindi la nostalgia dilagante potrebbe essere anche una manifestazione della paura del futuro, sempre più incerto e instabile, un alibi collettivo per non affrontare l’incertezza di ciò che verrà. Non a caso ansia e insicurezza sono fra i mali più sofferti nel nostro tempo.
La nostalgia, in questo senso, può offrire un senso di continuità e rassicurazione, contro le sfide del presente e l’angoscia dell’ignoto. Il passato offre un’illusione di stabilità e sicurezza, un’epoca in cui, almeno nella memoria collettiva, si credeva di essere più felici, più uniti, più certi del futuro.
Questa tendenza non è solo musicale: nel cinema e nelle serie TV assistiamo a un proliferare di remake, reboot e sequel di film cult degli anni ‘80 e ‘90. La moda riscopre stili del passato e l’acquisto vintage è molto in voga nelle nuove generazioni, vedi Vinted on line o i negozi molto diffusi nelle nsotre città. I social network sono pieni di pagine che celebrano oggetti, immagini e atmosfere di epoche precedenti. Persino in politica, spesso, si fa appello alla nostalgia per epoche che vengono descritte come più solide e rassicuranti, anche quando la realtà storica dimostra il contrario.
Anche in termini di immagine, il presente sembra avere poco da offrire e le icone musicali di oggi spesso attingono a stili del passato, confermando la tendenza generale a guardare indietro per trovare riferimenti e identità.
Il successo di canzoni nostalgiche come quelle di Achille Lauro, Olly e molti altri artisti di Sanremo 2025 dimostra che la nostalgia è diventata il linguaggio emotivo di una generazione intera. La musica popolare si conferma specchio di una società che, tra crisi economiche, incertezze esistenziali e rapide trasformazioni tecnologiche, sente il bisogno di ancorarsi a qualcosa di familiare, di riconoscibile, di autentico. La musica trasforma i ricordi in melodie e le emozioni in versi. E forse, in un’epoca segnata dall’incertezza, il passato non è una terra straniera.