Il caso del DJ e della presunta trasformazione del suo viso. Da Bourdieu a Houellebecq, il corpo non è più solo un corpo, ma un valore di mercato, un asset da ottimizzare. Ma era tutto un fake!
Animata da una discreta pruderie, negli ultimi giorni ho seguito il caso di Bob Sinclar. L’ho confessato l’altra sera in un pub a due care amiche, davanti a una bottiglia di Carlo V. Ebbene sì, mi sono interrogata sulla faccia nuova del deejay, gli zigomi eccessivi, le labbra rigonfie, lo sguardo tirato e felino. C’era qualcosa di straniante nella nuova immagine del suo profilo che mi ha proprio colpito, come nei video che ha pubblicato – in palestra o alla consolle – con quel volto eccessivamente innaturale. Ho letto i commenti dei suoi followers su Instagram, per la maggior parte indignati dal fatto che poteva essersi ritoccato massivamente.

Le persone non si sottopongono a interventi estetici solo per il proprio piacere personale, ma anche perché esiste una pressione sociale che li induce a conformarsi a determinati standard di bellezza e giovinezza. Poteva essere proprio il caso di Bob Sinclar, al secolo Christophe Le Friant, classe 1969, non più giovanissimo come il suo pubblico. Ma poteva anche trattarsi di un filtro fotografico e dunque di una efficace mossadi social marketing. Il suo ultimo singolo “Take in easy on me” era in uscita il 31 gennaio, ad oggi oltre 498.000 visualizzazioni su You Tube.
Pierre Bourdieu definisce capitale simbolico una forma di capitale non economico, ma che ha valore all’interno di un determinato contesto sociale. Esso comprende elementi come il prestigio, il riconoscimento, la reputazione e l’onore, che possono essere convertiti in altre forme di capitale (economico, sociale, culturale). In sostanza, il capitale simbolico è ciò che conferisce potere e legittimazione a un individuo senza che questo potere sia immediatamente riconducibile al denaro o alle risorse materiali.
Un viso giovane, come un corpo giovane e attraente sono oggi un’importante forma di capitale simbolico nella società contemporanea, in cui l’immagine e l’apparenza giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dello status. La bellezza e la giovinezza, riconosciute socialmente come desiderabili, conferiscono privilegi, visibilità e credibilità, mentre l’invecchiamento viene percepito come una perdita di valore. Tutto questo è ormai evidente nel mondo dello spettacolo, dei social media e persino nel mercato del lavoro, dove il mantenimento di un aspetto giovane è spesso premiato.
Un viso giovane, come un corpo giovane e attraente sono oggi un’importante forma di capitale simbolico nella società contemporanea, in cui l’immagine e l’apparenza giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dello status.
Oscar Wilde lo aveva già intuito più di un secolo fa con “Il ritratto di Dorian Gray” (1890): la bellezza eterna come condanna, la ricerca ossessiva di un volto immutabile che si paga con la corruzione dell’anima. Oggi, quel ritratto non è più una tela nascosta in soffitta, ma uno schermo che riflette versioni filtrate di noi stessi, un alter ego digitale che ci sommerge in un gioco perverso di percezione e realtà. Ma non serve andare così lontano: basti pensare a Michel Houellebecq, che nel suo “La possibilità di un’isola” (2005) dipinge un mondo dove il corpo è destinato a essere superato, a rigenerarsi in cloni perfetti, svuotati di ogni umanità.
La verità è che in questa epoca vetrinizzata, dove la nostra immagine è continuamente riflessa, moltiplicata, giudicata, il corpo non è più solo un corpo, ma un valore di mercato, un asset che va ottimizzato, gestito, mantenuto. Il tempo che passa è diventato una minaccia, un avversario da combattere con iniezioni e bisturi, come se la vecchiaia non fosse una condizione naturale, ma una colpa. Lo scrivo non disdegnando la medicina estetica e chi ne fa ricorso, ma mi riservo di avere un’opinione personale su chi ne fa abuso, stravolgendo i propri connotati.

Freud avrebbe parlato di una pulsione narcisistica che si scontra con l’inevitabile decadimento del corpo, una lotta tra l’Io che vuole persistere e il Super-Io sociale che impone il mito della giovinezza eterna.
L’avanzare dell’età è dunque come l’avanzare di un nemico. Lo cantava anche David Bowie in “Changes”: “Ehi state attenti voi Rockettari… Ormai ben presto invecchierete/Il tempo può cambiarmi/Ma non posso determinarne il corso”
La medicina estetica consente invece di lottare con tutte le forze per determinare il corso del tempo. E c’è un che di grottesco in tutto questo, forse perché mentre cerchiamo di aderire a un modello di giovinezza perpetua, perdiamo la cosa più importante: la capacità di essere, semplicemente, noi stessi.

Alla fine, Bob Sinclar ha vinto anche questa volta. Il fake non era lui ma la maschera prostetica che indossava. Nel video del suo nuovo brano, “Take it easy on me”, la bellissima modella – nelle vesti di una donna dominatrice – gliela strappa dal viso e in chiusura Sinclar fa un accattivante occhiolino alla telecamera e sorride. E io ho tirato un sospiro di sollievo :-).