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Il legame indissolubile tra noi e i nostri pelosetti, fra guerre e catastrofi naturali

Sigmund Freud era noto per includere il suo cane Jofi, una Chow Chow, nelle sessioni con i pazienti, osservandone le reazioni per comprendere meglio lo stato emotivo degli interlocutori. Bo e Sunny, i cani di Barack Obama, sono diventati figure iconiche della Casa Bianca durante la sua presidenza. Freddy Mercury ha dedicato alla sua gatta Delilah, una dei suoi tanti felini, forse quella che gli ha rubato più il cuore, una notissima canzone. https://www.youtube.com/watch?v=vuXnFN2kByM.

Tre esempi distanti nel tempo – e fra numerosissimi che si potrebbero fare – che sugellano il legame tra noi esseri umani e gli animali domestici, qualcosa di straordinariamente profondo, un filo invisibile che attraversa le barriere della specie e tocca le corde più intime del nostro essere.

Certo, bisogna ammettere che talvolta l’umanizzazione eccessiva degli animali domestici rasenti il ridicolo, ma è un punto di vista soggettivo. Ci sono tanti motivi comprensibili dietro questo processo e che non necessitano di essere spiegati qui. Fino a quando questo legame non arreca disturbo agli altri, soprattutto in ambienti e spazi comuni, può essere agevolmente tollerato.

Vivendo con i miei due gatti, Storm e Noel, ho imparato che il loro amore è incondizionato, puro, privo di quelle complicazioni che spesso avvelenano i rapporti tra le persone. Nei loro occhi attenti e fiduciosi trovo una serenità che il caos del mondo esterno fatica a compromettere.

Eppure, è proprio nei momenti più difficili e talvolta assai tragici che questo legame si rivela in tutta la sua potenza. Guardando le immagini delle guerre più recenti, o degli incendi devastanti a Los Angeles, ho visto scene che parlano di disperazione e speranza insieme: sfollati che stringono a sé cani e gatti scampati alle bombe, le lacrime di sollievo nel riabbracciare un compagno peloso dopo giorni di incertezza. Qualche giorno fa sono state anche diffuse le immagini di un uomo che per salvare il proprio cane caduto nelle acque ghiacciate del lago Waban, nel Massachusetts, rischia la propria vita. Vengono messi in salvo, entrambi, dai vigili del fuoco.

Questi momenti non sono soltanto un’espressione di amore, ma diventano un simbolo di resilienza. Gli animali, con la loro presenza silenziosa e rassicurante, sono un ponte tra il dolore del presente e la promessa di un domani meno amaro.

Credo che la sopravvivenza dei nostri animali sia cruciale dal punto di vista affettivo e psicologico perché essi incarnano un senso di normalità in situazioni che di normale non hanno nulla. Nel mezzo di una guerra o di un disastro naturale, quando tutto sembra andare in pezzi, sapere che il tuo gatto è ancora lì con te o che il tuo cane ti guarda con occhi pieni di fiducia può essere l’ancora che ti impedisce di sprofondare nel vuoto.

Questo legame ha ispirato anche grandi opere letterarie, segno di quanto sia radicato nella nostra cultura e nella nostra psiche. Penso a classici come “Il richiamo della foresta” di Jack London, dove il cane Buck rappresenta la lealtà e la forza primordiale che risiede dentro ognuno di noi, oppure a “Zanna Bianca”, che mostra come l’amore e il rispetto possano trasformare anche l’anima più ferita. Ma anche a opere più recenti come “La porta” di Magda Szabó che offre un ritratto toccante del rapporto tra l’essere umano e il cane come simbolo di fedeltà e lealtà, mentre “Io e Dewey” di Vicki Myron racconta come un gatto riesca a trasformare una comunità, diventando un faro di speranza in tempi difficili.

Gli animali domestici non sono soltanto compagni di vita; spesso sono custodi del nostro equilibrio emotivo. D’altronde la pet therapy è ormai uno strumento di co-terapia da affiancare alle cure tradizionali. Essi ci ricordano che, anche nel bel mezzo della più grande delle tragedie, siamo ancora capaci di amare e di essere amati.

Forse è proprio questa la loro magia: riportarci a ciò che conta davvero, al calore di un legame che non ha bisogno di parole per essere compreso. Nel salvare i nostri animali, salviamo una parte di noi stessi, quella più autentica e capace di speranza, anche di fronte all’apparente assenza di futuro. Essi rappresentano un’ancora e ci ricordano che l’amore e la cura non sono mai vani, nemmeno quando il mondo sembra crollare intorno a noi.